Progetto architettonico
L’area di Environment Park è simbolica per Torino: al centro di un vasto paesaggio post-industriale di grandi complessi fabbricati in dismissione, da anni è area di margine, quasi inaccessibile e inconoscibile alla città abitata.
Sono circa due milioni di metri quadri (la cosiddetta Spina 3) che il Piano Regolatore propone come area di trasformazione, destinata ad accogliere nel tempo la massima concentrazione urbana di servizi, ricerca e produzione avanzata (il complesso EuroTorino).
Il processo di riqualificazione urbana di Spina 3 richiede la bonifica e il recupero ambientale di aree abbandonate e spesso inquinate, in particolare la riscoperta delle sponde della Dora, come valore centrale per la ricostruzione di un paesaggio urbano.
L’uso del verde è il meccanismo che innesca il riemergere di segni del paesaggio anche sorprendentemente cancellati.
È proprio la Dora a essere qui del tutto dimenticata: dalla città e dalle strade quasi non si vede, chiusa com’è tra argini troppo alti.
Il caso limite è proprio il tratto di fronte a Environment Park, tanto dimenticato da scorrere per alcune centinaia di metri sotto un robusto solettone in cemento, prodotto emergente, anche affascinante, del paesaggio industriale torinese. Il verde per la riqualificazione urbana: per l’area di Environment Park il Piano Regolatore suggerisce la realizzazione di un parco fluviale sulle due sponde. Una variante successivamente approvata propone di insediare il Parco Scientifico Tecnologico di Torino proprio all’interno di questo sistema verde, sperimentando forme di integrazione tra giardino e costruzione, che trovano fondamento nella specifica vocazione ambientale di Environment Park.
Environment Park come giardino abitato: restituire il parco alla città
Il progetto architettonico di Environment Park persegue una forte relazione, tecnica e simbolica, tra verde e nuove architetture. I tetti coperti con prato ecologico, i raccordi a terrapieno, la bassa densità insediativa, l’inserimento di natura viva in più parti del complesso edificato e, soprattutto, l’ampio ricorso a tecniche anche sperimentali di risparmio energetico, sono alcuni dei punti ritenuti più qualificanti. L’idea che ne deriva è la costruzione di un paesaggio unitario capace di legare fiume, giardino e Parco Tecnologico in un sistema di land architecture di vocazione profondamente ecologista e ambientale. Le sponde della Dora diventano parte integrante e qualificante del parco e del paesaggio di Environment Park. Una fascia di rispetto di settanta metri segna il limite di edificabilità: il fronte costruito segue con esattezza la curva del fiume. L’idea è di minimizzare il segno artificiale: è il segno del fiume a costruire la forma della città.
Per gli edifici di Environment Park si propone un’architettura il più possibile verde, con l’intento di trasformare le costruzioni stesse in giardino. Poichè l’area era inizialmente destinata per intero a parco pubblico, il progetto persegue il principio di ricostituire idealmente la dimensione globale del parco prevista in origine dal Piano Regolatore, così da restituire alla città l’intera superficie sottratta al verde dai nuovi fabbricati.
Dunque i tetti dei capannoni saranno coperti con prato ecologico e raccordati alla strada retrostante con l’inserimento di un piano inclinato, anch’esso coperto di prato, e destinato al pubblico passeggio. L’intero edificato, tutto coperto di verde, si presenta così alla città come un vero e proprio parco pubblico, interamente sfruttabile dagli abitanti del quartiere e da chi frequenta l’Environment Park.
La distribuzione dei volumi persegue questa logica della riduzione di densità dei fabbricati. Ciò permette di diluire, dissolvere le forme del costruito nella natura, nelle forme del paesaggio: in particolare le palazzine per uffici sono edifici bassi, appiattiti nel verde del parco.
L’inserimento nella natura di Environment Park si estende alle facciate dei fabbricati: il fronte nord, rivolto al fiume, è trattato come una scenografia di giardino. Gli alberelli arrampicati sui piani grigliati appoggiati alle facciate e il sottile velario di rete verde che ricopre il tutto aggrediscono le forme architettoniche, trasformandole in un giardino verticale. La stessa rete riveste e maschera le facciate rimanenti, producendo una diffusa continuità tra il parco fluviale e il giardino sui tetti dei capannoni. Il colore verde è simbolo complessivo del sistema, diffuso ogni dove, fino negli interni.
Visto dall’alto, come dai fronti urbani, Environment Park appare così come un sistema di giardini abitati, rappresentazione simbolica dei principi ambientali di green architecture.
Architettura ecologica o green architecture
La riduzione generale dei consumi energetici e dell’impatto ambientale, il ricorso a fonti di energia rinnovabile, l’adozione di tecniche naturali di gestione dei fabbricati, la scelta di materiali non inquinanti o riciclabili sono alcuni principi di green architecture perseguiti con coerenza dal progetto. L’esteso ricorso a innovazioni tecnologiche e impiantistiche, sostenute dalla sperimentazione costruttiva e verificate dalla ricerca applicata, conduce il sistema edilizio verso tali obiettivi.
Alla scenografia verde dell’architettura di Environment Park corrisponde così un cuore il più possibile ecologico: il naturalismo simbolico delle facciate è rappresentazione dell’attenzione ambientale che caratterizza la macchina edile.
Il tetto verde
Il ricorso esteso alla copertura ecologica consente di ridurre il costo di realizzazione degli impianti e quello di gestione del complesso – per via del buon isolamento estivo e invernale – e soprattutto il consumo globale di energia. Ma sono evidenti anche altri vantaggi ambientali: il miglioramento del microclima, il filtraggio delle polveri inquinanti dell’aria e dell’acqua piovana, l’abbattimento dell’inquinamento acustico urbano (il prato è superficie non riflettente).
Il sistema Blue Building
Le facciate sud degli uffici, rivolte alla strada-balcone e dunque rappresentative della vocazione tecnologica e ambientale di Environment Park, sono realizzate con il sistema Blue Building: un assemblaggio di soluzioni innovative, frutto della ricerca tecnologica congiunta delle imprese consorziate in questo progetto. Il sistema, basato sulla facciata interattiva e sul soffitto a pannelli radianti, produce due risultati apparentemente contrastanti: un notevole miglioramento del comfort interno e un notevole contenimento dei consumi energetici.
La facciata interattiva fa uso di vetri assolutamente trasparenti (un doppio vetro esterno e una vetrata interna) che consentono la massima illuminazione naturale degli spazi interni. Nei momenti in cui è necessario schermare i raggi solari diretti, una tenda scende automaticamente nell’intercapedine tra le due vetrate. Tale vuoto è continuamente ventilato dal passaggio dell’aria estratta dall’ambiente che assorbe il calore solare accumulato dalle alette della tenda. Il meccanismo offre così notevoli incrementi ambientali: un miglior isolamento acustico dall’esterno; un risparmio di energia sia per condizionamento (il calore solare non entra) sia per illuminazione artificiale (grazie all’aumento della diffusione della luce naturale); un miglior comfort interno: il vetro e le pareti restano vicini alla temperatura dell’ambiente interno.
Il soffitto a pannelli radianti ad acqua opera nella stessa direzione, garantendo alto comfort ambientale e alto risparmio energetico di funzionamento.
Il cippato
Circa l’ottantacinque per cento della potenza termica di Environment Park è prodotta con caldaie a cippato di legna naturale (prodotto di scarto delle potature dei viali alberati), fonte energetica rinnovabile per eccellenza e per di più di larghissima disponibilità a Torino. L’adozione di un assorbitore di calore permette poi di utilizzare l’energia della caldaia a cippato anche per la produzione del freddo. Tale sistema permette quindi di riscaldare e rinfrescare Environment Park tutto l’anno, consumando quasi soltanto i residui vegetali dei giardini e dei viali alberati torinesi. Il risparmio è evidente: sia economico (per il costo vivo del combustibile) sia puramente ecologico (per la consistente riduzione della massa di rifiuti da smaltire nelle discariche).
L’acqua del canale sotterraneo
All’ottica del risparmio energetico e del ricorso a fonti di energia rinnovabile si riferisce anche l’uso dell’acqua derivata dal canale: nelle stagioni intermedie, per raffreddare il fluido frigorigeno del raffrescamento degli uffici; nella stagione calda, per raffreddare il condensatore dell’assorbitore del cippato, evitando così il ricorso a torri evaporative che comporterebbero il consumo di molta acqua. L’acqua utilizzata sarebbe restituita all’ambiente con un modesto incremento di temperatura, senza compromettere il positivo bilancio ecologico.
I materiali edili
Nella scelta dei materiali da costruzione si è data priorità a quei prodotti e quelle lavorazioni che non comportano attività o procedure inquinanti nella produzione, nella posa, nello smaltimento, o ancora che siano riciclabili o riutilizzabili alla fine del ciclo di vita dei fabbricati.
La vasca di fitodepurazione
All’interno del sistema di giochi d’acqua della valle verde si installano due vasche di acqua ferma per la purificazione a raggi solari delle acque piovane e delle acque grigie a basso tenore di B.O.D.
Caratteri generali del progetto
Il complesso di Environment Park è formato da due blocchi edificati compatti, costruiti su tre livelli (livelli 0, 1, 2): in particolare il livello 1 è strutturato come un grande piastrone, a copertura dei parcheggi, sul quale poggiano i diversi fabbricati. In realtà, i diversi edifici sono costruiti come insieme compatto e si presentano come interamente coperti da prati estensivi, utilizzabili come parco pubblico, e separati dall’ampia frattura della valle verde.
Questi giardini abitati sono incisi dai percorsi che tagliano il parco nelle diverse direzioni, quasi come segni geologici: in senso nord-sud le strade-canocchiale, intese come veri e propri percorsi di giardino; in senso est-ovest la più ampia e profonda frattura della strada-balcone. Tali percorsi sono integrati al paesaggio del parco nella scelta dei materiali: le pareti sono interamente rivestite da una rete in fili di nylon di colore verde, di maglia sufficientemente fitta da mascherare e uniformare le pareti in pannelli di cemento che chiudono i fabbricati.
La strada-balcone è asse centrale per la circolazione pedonale di Environment Park: su di essa si affacciano tutti gli edifici e gli spazi funzionali primari e qui si concentrano gli elementi simbolici del Parco Tecnologico. L’organizzazione distributiva degli spazi funzionali si regge sulla frattura della strada-balcone, che individua due parti disuguali: la parte sud, più ampia, è destinata a ospitare i laboratori e gli spazi connessi; la parte nord, affacciata sul parco fluviale, è destinata agli uffici e al Centro servizi. Gli edifici sono simili per morfologia generale, ma hanno differenze architettoniche e costruttive per rispondere alle diverse specializzazioni funzionali.
Pubblicato il 14/01/2011